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Si avvicina un grande momento…

Come in tutte le cose c’è sempre un inizio che può essere più o meno positivo, più o meno incoraggiante. Io sono all’inizio. Me ne rendo conto, ho ancora molto da imparare. Scrivere per me è come fare un viaggio in un luogo sconosciuto. Dove c’è solo da stupirsi ogni volta. Così spesso quando ascolto o seguo una storia particolare mi soffermo a riflettere. L’altro giorno ho seguito la storia di un giocatore d’azzardo. Avrei voluto conoscerlo per capire cosa si prova, come ci si sente, dove si trova il coraggio per riprendere in mano la propria vita… tutti fattori a me sconosciuti.

Dall’altra parte, invece, c’è in me una voglia di studiare, approfondire, mettermi nei panni di… e scrivere, scrivere tutto quello che a me appare sconosciuto, lontano.

Un mio caro professore ha spulciato il mio primo romanzo scovando errori di vario genere che certamente mi saranno utili nel prossimo romanzo che ho iniziato a scrivere di recente. Quando ho sentito il telefono squillare e leggere il suo nome mi è preso un colpo.

In senso positivo ma anche negativo. In entrambi i casi ho lavorato molto sul mio “io”. Ragionando soprattutto sul fatto che se ho chiesto la sua disponibilità è perché voglio che il mio libro sia presentabile, senza dunque errori e che da questi io possa solo migliorarmi.

Per arrivare a tanto ho dovuto lavorare sul mio orgoglio. Ammettere gli errori a volte è difficile. Anzi forse spesso capita il contrario. Solo perché si è avuto la capacità di scrivere un libro, allora si da per scontato che si è bravi nella grammatica, nella punteggiatura ecc. Non voglio sminuirmi certamente ma credo che essere consapevoli sia l’arma migliore per fare meglio domani.

Per cui adesso forza a me. Sono pronta per il mondo editoriale, pronta a ricevere risposte. Ovviamente mi auguro che qualcuno noti il mio lavoro e abbia voglia di mettersi in gioco insieme a me in questa incredibile avventura che è la pubblicazione di un libro!

Artisti scrittori

Vi capita a un certo punto di dover mollare tutto perché avete una scena davanti a voi che si materializza di dialoghi, personaggi e interazione tra loro?

Quell’impellenza alla quale dovete trovare una penna, un pezzo di carta e scrivere e scrivere e magari trovate anche il puzzle mancante, o la scintilla che fa ribaltare completamente la vostra storia, e magari in quel momento esclamate di avere “una splendida idea!”

Ho notato con il tempo, che in quel preciso istante, anche quando in realtà dovrei pensare a fare altro, è il modo più efficace per me per approfondire di più quella scena o quel dialogo o quel personaggio con determinate caratteristiche.

Poi magari ci torno sopra il giorno dopo o la settimana seguente e magari non mi piace più quello che ho scritto e cambio completamente le carte in tavola.

Ma non è bello creare e disfare?

Noi scrittori non siamo anche artisti?

Il nostro scopo non è quello di far sognare?

E se far sognare richiede scrivere di getto ma anche cancellare tutto per riscrivere con la stessa facilità, beh ripeto, se fa davvero sognare quello che avete scritto, allora penso proprio che ne valga la pena. Non dite?

Vi parlo del mio romanzo, dei miei personaggi che sono parte di me

Quando ho deciso di iniziare a scrivere questo libro avevo già i personaggi giusti con il quale sarei voluta partire. Maria mi diceva che dovevo darle un tono coraggioso per affrontare i pregiudizi. Mi suggeriva di soffermarsi sulla vita dei suoi genitori, parlare dei loro incontri, delle difficoltà che hanno dovuto superare per far capire quanto fosse importante l’amore genuino un tempo. Mi diceva di farle provare rabbia e dolore allo stesso tempo. Voleva capire cosa rappresentasse Roberta per la sua famiglia. E poi voleva amare. Intensamente. Senza rimpianti, senza paure. Voleva amare un uomo forte, sicuro di se, un gran lavoratore.

Michele, l’uomo di cui si innamora, è sposato. Ma va bene lo stesso se di amore vero si tratta. Ce la farà, ne è sicura.
Michele vorrebbe invece vincere le sue sofferenze, non far soffrire nessuno ma allo stesso tempo poter dire basta.

Basta a un padre violento e autoritario.

Basta alleviare il dolore seduto sulla spiaggia con la sola compagnia dell’alcool.

Basta a quelle botte esplose per gelosia.

Basta a quell’amore malato.

Basta veder soffrire sua madre per un matrimonio che non ha mai sentito nel suo cuore.

Michele e Maria vogliono incontrarsi in questa storia perché forse in fondo in fondo il loro amore è nato da tempo, ma nessuno dei due è in grado di affrontarsi, di lasciarsi andare. Maria sente la distanza dei loro anni. Michele invece l’ha sempre amata, è sempre uscito pazzo per quella ragazza che cresceva sotto i suoi occhi e si faceva ogni giorno sempre più bella.
E quel luogo, poi, Maria e Michele vorrebbero che io parlassi di quella grotta sulla spiaggia.Perché è lì che desiderano andare quando i loro cuori saranno tormentati. Per ritrovarsi, per amarsi. Per emozionarsi insieme. Per capire le cose importanti della vita ammirando un tramonto, la bellezza del mare. Per fortificare il loro amore. Per fantasticare sul futuro. E amarsi. Per sempre.

Lottare per se stessi

Vi capita mai di dover lottare per ottenere quello che desiderate?

E in amore?

Come la mettiamo se ci tocca sentirci dire cosa è bene per la nostra vita?

Come la mettiamo se a un certo punto dobbiamo fare una scelta per non sentire più le urla, le critiche, i “tanto non ci riuscirai”?

Siamo disposti al cambiamento? Siamo disposti a credere nell’amore?

Se ti piace e ti va clicca nei commenti e scrivimi quello che ne pensi ☺️

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Tu hai mai lasciato perdere? Quando il cuore ti batteva a mille e gli altri ti dicevano che era il caso che dimenticassi, come ti sei sentita/o? Maria si è innamorata. Ma tutti, persino la sua migliore amica, la invitano a dimenticarselo.

Troppo importante per una come lei.

Troppo grande di età.

Troppo perché già sposato.

Troppo perché attende l’arrivo di un bambino.

Eppure lei sente vibrare il suo corpo, sente aggrovigliarsi lo stomaco… eppure l’amore non vince su tutto e tutti?

Concorso interessante

Ho deciso che parteciperò al concorso di “Io Scrittore”. È un utilissima piattaforma dove potersi mettere in gioco. Una scheda di valutazione è uno degli obiettivi in quanto dall’altra parte si hanno persone come me che hanno come obiettivo la pubblicazione ma non solo. È sicuramente uno strumento valido dove poter ricevere consigli/migliorie da apporre alla propria opera…

Poi se si arriva tra i finalisti si può provare a sognare di essere pubblicati.

Da quel momento in poi penso che la felicità, per uno scrittore esordiente, possa solo che essere al settimo cielo!

Voi che ne pensate? Avete mai provato a proporre le vostre opere nei concorsi letterari?

Qui il link per potervi collegare alla piattaforma e caricare la vostra opera: https://www.ioscrittore.it

Fatemi sapere se lo avete fatto e cosa ne pensate!

Confusione!

Si avete capito bene… sono confusa! Ho inviato il mio manoscritto alle case editrici e adesso che stavo iniziando a scrivere addirittura il secondo non so proprio cosa pensare! Sono qui in attesa, di capire se il mio manoscritto avrà mai la luce.

Non mi sono soffermata sulla vendita online al momento perché attendo fiduciosa un contratto con una casa editrice, perché a me piace il cartaceo. Sfogliare le pagine e sentirne il profumo. Per cui sto qua ad aspettare.

Nel frattempo mi si aggroviglia un po’ lo stomaco perché leggo di scrittori italiani che pubblicano a raffica, senza sosta, i propri romanzi.

E io vorrei tanto rientrare in quella categoria che scrive per passione, perché senza di essa il mio mondo non può esistere ma… semplice non è!

Comunque, ad ogni modo, focalizzerò la mia attenzione su concorsi e altre case editrici qualora non dovessi ricevere un riscontro. È abbastanza frustante, lo ammetto.

So di aver scritto un libro di qualità. Lo so perché ci credo molto. Immagino che quindi presto o tardi arriverà una risposta concreta e degna.

Voi avete mai pubblicato? Come ci si sente?

Se avete voglia di condividere un parere, una vostra esperienza sarà un piacere per me leggervi!

Buon weekend a tutti, intanto.

Rimescolando le carte

Rimescolando le carte mi accorgo di come siano volati questi ultimi anni… osservo le foto e mi ritrovo più grande, più responsabile, più capace di apprendere informazioni difficili… osservo i miei ricordi, i pensieri di questi anni ormai trascorsi… ah se tornassi indietro… se tornassi indietro, sì, rifarei le stesse cose, senza se e senza ma.

Ho deglutito ingiustizie, ho assaporato la rabbia e il dolore di vedermi persa negli sguardi di chi, forse, avrebbe dovuto guidarmi. Mi sono sempre rialzata da sola, nonostante tutto e tutti… ho vissuto dieci anni in balia di chi mi diceva cosa era bene che io facessi o non facessi. Mi riferisco al lavoro più che a tutto il resto. Sono stata rimbalzata da un posto di lavoro ad un altro con la speranza, sempre viva, di un domani migliore. Magari più certo, più sicuro.

Oggi osservo i miei ricordi sfiorandoli, mai li vivo appieno. Perché un po’ li temo…

Ricordo ancora la fatidica domanda delle superiori: cosa intendi fare da grande? Ma che ne so… sarebbe stata la risposta perfetta. E invece no, una risposta dovevi avercela e subito sennò che ne se sarebbe stato di te.

È così che iniziamo.

Mi infilo dentro un bar, penso sia un esperienza leggera da vivere. Ma mi sbaglio. È fatta di fatica, levatacce, ore e ore in piedi a servire i tavoli interni e esterni senza sosta, perché non è consentita. Nonostante sia prevista, perché fermarsi non è consentito… mi si dice per il bene del locale.

Poi nel mentre mi balena in testa di iniziare l’università. Sono super. Riuscirò a lavorare e a studiare. Ma che ci vuole!

Ma io fatico a fare tutto… mi perdo, giocherello con i ragazzi, compro una borsa a tracolla sperando che possa farmi venire il desiderio di studiare. Ma… niente.

Mollo l’università, cerco lavoro. Finisco di nuovo in un bar. Non apprendo nulla di nuovo rispetto a quello che so già. Non sono soddisfatta, ma accade qualcosa di bello che mi illumina il cuore, ormai da troppo tempo rinchiuso nel buio.

Un uomo. Conosco un vero Uomo. Mi perdo a chiacchierare ore e ore. Messaggi timidi, incerti dapprima. Conversazioni che durano ore al telefono poi. Un raggio illumina la mia vita incerta, insicura.

Mi faccio coraggio. Improvvisamente mollo davvero tutto. Ma proprio tutto. Mi trasferisco: un lancio nel buio.

Riecchieggiano nella mente: “Ma cosa fai? Dove vai? Perché sei così stupida? Ma che ti dice la testa? Ma guarda che torni presto presto a casa.” Ascolto, ma sento queste voci distanti dai miei pensieri. Vorrei tanto che qualcuno mi capisse, mi ascoltasse; che fosse pronto a sorreggermi se mi va di piangere. Ma non trovo nessuno. Tutti vogliono avere ragione, tutti vogliono essere compresi, tutti si sentono offesi dalle mie scelte.

Rimango sola ad osservare il cielo da una finestra e mi accorgo di quanto sia immenso, ricco di vita, maestoso. I miei occhi si specchiano, decido che devo prendere aria. Si, ho bisogno di una ventata d’aria fresca, travolgente. Poi sospiro, una lacrima scende amara sul mio viso e penso.

Penso a quello che vorrei fare, a cosa vorrei regalare a quell’uomo che, in poco tempo, ha saputo travolgermi l’anima.

Così ancora impacciata, mi munisco di cartina e pc. Devo trovare un punto dove sentirmi tranquilla. Scelgo di rifugiarmi in biblioteca, con la speranza magari di fare qualche amicizia.

Ma niente mi sento invisibile, ma non lo sono affatto. Inizio a conoscere le offerte di lavoro, le strade che mi circondano e provo ad imprimere nella mia mente il loro nome…

Lascio curriculum senza un ordine ben preciso. Decido di partire dal centro. Esattamente dai negozi. Mi fiondo anche in quelli super costosi, affascinanti.

Dopo non molto uno di questi mi chiama. Evviva, chissà riesco ad ottenere un bel contratto. Sei mesi, ok. Intanto firmo, poi vediamo.

Consapevole che non posso prevedere il futuro, vivo questa esperienza con tutti i se e con tutti i ma del caso. Poi vengo rimbalzata da un negozio a un altro del centro ed improvvisamente mi sento irrealizzata, persa.

Concentro le mie attenzioni su altro, magari che so fare la cassiera può essere stimolante. Lo faccio part time a fine settimana. Niente di più stressante. Non mi appaga neanche sotto il profilo economico. Ma non demordo, ci provo ancora e ancora.

Finisco in uno studio dentistico, un vero disastro. Resisto un mese, prima di dire addio a quel titolare tutto so io.

Continua la mia ricerca di lavoro ottimale. Lavoro qualche mese in uno studio di commercialista. Benché mi sia diplomata in ragioneria e dovrei sapere tutti i crismi della matematica, niente da fare non fa per me.

Odio la matematica e tutto ciò che ha a che fare con la freddezza dei numeri.

Poi un giorno mentre scendo per raggiungere la macchina un bigliettino attrae la mia attenzione. È una casa editrice che si propone per farsi conoscere.

Ma scrivere, dove è finita tutta la mia voglia infinita di scrivere? Quell’unica cosa che mi rende davvero libera, dove è stata sepolta.

Forse sotto mesi e mesi di lavoro, sballottolata a destra e a sinistra senza una meta finale.

Finalmente decido di scrivere un libro, mi impegno, compro dei libri per studiare e apprendere meglio le tecniche. Mi appassiono ancora di più. Nel frattempo mi alleno leggendo grandi scrittori. Vivo l’emozione di scrivere un buon testo di qualità, che emozioni.

E adesso mi ritrovo qui. Con un lavoro stabile e una passione sfrenata per la scrittura. E adesso che ho trovato la pace lavorativa sono pronta a trovare quella per la scrittura. Un sogno, un desiderio forte è la pubblicazione. Un giorno sono sicura vedrò anche io il mio libro sugli scaffali in prima linea. Ne sono convinta e non mi ferma nessuno.

E tu quanto c’hai messo per capire che scrivere faceva parte di te?